MOTIVATE I DIPENDENTI ANCHE QUANDO SBAGLIANO

Sembrerebbe una contraddizione in termini ma motivare i propri collaboratori anche quando sbagliano ed incentivarli a fare meglio è possibile e soprattutto paga.

Quando avevo 20 anni una mia svista provocò il blocco di una linea di produzione dell’azienda per la quale lavoravo.

Il giorno successivo venni convocato dal mio dirigente e con rassegnazione attraversai il lungo corridoio che conduceva al suo ufficio, con la certezza di ricevere un ammonimento ufficiale.

La realtà fu che venni accolto con grande cordialità dal mio capo che nel corso di una chiacchierata con tono famigliare mi ringraziò per la dedizione e l’entusiasmo con il quale affrontavo il lavoro e portavo a termine gli incarichi che mi venivano affidati, nonostante la mia giovane età.

Citando questi argomenti uno a uno mi dimostrò di conoscere perfettamente il mio operato e di quanto l’azienda tenesse in considerazione il mio lavoro.

Prima di congedarmi fece poi “distrattamente” riferimento all’accaduto del blocco della linea di produzione e mi domandò se avevo già qualche idea su come poterlo evitare in futuro (come se la cosa non fosse dipesa da me, pensai).

Ero entrato in quell’ufficio con la consapevolezza di essere sotto accusa e pronto ad essere emarginato per sempre. Ne uscii carico e determinato a fare bene come non mai, con la certezza che non avrei mai più commesso un errore del genere.

Grazie all sua gestione intelligente del “richiamo” il mio capo aveva ottenuto un risultato ed una differenza sostanziali!

Avrebbe potuto optare per un cazziatone old style con conseguente risultato di umiliare un ragazzino di belle speranze trasformandolo in un nemico dell’azienda che alla prima occasione sarebbe volato alla concorrenza, ma no, ha scelto la strada controintuitiva della lode e dell’apprezzamento ottenendo il risultato di assicurarsi un collaboratore grato e fidelizzato che avrebbe ottemperato ai sui compiti con enorme attenzione.

Inutile dire che feci tesoro di questa lezione di finissimo management ed intelligenza emotiva.

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L’AZIENDA NON ESISTE, ESISTONO SOLO LE PERSONE

15 commenti

  • Giovanni ha detto:

    La parola corretta per definire quel Direttore è Leader, molto meglio che “capo”.

  • antonio mazzola ha detto:

    Sostengo DA SEMPRE che una parte della fortuna che ti accompagna nella carriera è avere avuto un “buon” capo, che ti trasmetta il mestiere senza gelosie o presunzione. Questo esempio è la controprova di “non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a a te” 😉

  • Daniele ha detto:

    Molto bello ed educativo……da insegnare anche nelle scuole proiettate al lavoro…..un caso di scuola aziendale che valorizza il proprio dipendente/collaboratore……..è da molto tempo che si è perso “fare cultura aziendale” per non perdere i collaboratori di valore..

  • ELISABETTA GARAZZINO ha detto:

    Bella lezione di vita, da imparare e ricordare.
    Grazie per averla condivisa con noi.

  • antonino marzo ha detto:

    Buongiorno

    Aggiungerei, Fair-play, e senso dell’educazione e rispetto per i collaboratori.

  • Kat ha detto:

    Buongiorno,
    concordo sul fatto che se le risorse sono valorizzate, daranno di più e meglio e saranno anche felici di appartenere a un’entità che diventa la “loro” azienda. Purtroppo però ci saranno sempre dottori di lavoro “narcisi” che prendono a pesci in faccia i collaboratori anche quando raggiungono e superano gli obiettivi. Questi narcisi non saranno mai contenti e non stimeranno mai i propri dipendenti e se l’azienda è grande e ha potere sul mercato, loro vivranno indisturbati e faranno il bello è il brutto tempo con le persone, si accerchieranno solo i lecca piedi che a loro volta si comporteranno come narcisi facendo mobbing sui colleghi che invece, veri meritevoli di stima andranno via. Peccato!

  • ROBERTO ha detto:

    Persona intelligente. L esempio come per tutte le cose viene dall’alto. Se vi è una proprietà con certi valori questi si rispecchiano anche nei dirigenti.

  • Eugenio ha detto:

    Bravo il tuo dirigente; da prendere come esempio (e lo dico per me).

  • Emanuele ha detto:

    Condividere i buoni esempi aiuta ed educa a fare in modo che si moltiplichino. Più leader intelligenti e di “finissimo management “ più collaboratori ingaggiati e con senso di appartenenza, più il motore dell’azienda ha i cavalli giusti per performare …. Sufficiente ? No , ma avere un buon motore caspita se è bel punto di partenza..

  • Andrea Sella ha detto:

    Purtroppo è classico (con tutte le eccezioni del caso). Una volta le aziende che arrivavano al successo avevano alla guida persone che, passate per le forche caudine, apprezzavano il valore dei dipendenti in quanto “uomini” prima che stipendiati. Non a caso la norma prevedeva molti più dipendenti che iniziavano ed andavano in pensione nella stessa ditta. Oggi è ben diverso. Oggi sesso a capo di quelle stesse realtà ci sono figli o interposti. A guidarli non sono più gli stessi valori. E succede quello che conosciamo. Analisi solo di numeri (a volte pure portate a termine a capocchia) e gestione delle persone come dati… Quanti ne vedremo oggi andare in pensione dopo 40 anni di azienda?

  • Alessandro Nervini ha detto:

    Tutto nasce dalla gestione della propria memoria. Possiamo ricordarci i cazziatoni subiti ed elaborarli dal punto di vista di chi li subisce, oppure incarnare il nostro aguzzino, come nel caso delle violenze fisiche.

  • Alessandra ha detto:

    Grazie davvero per la condivisione! Purtroppo ho avuto recente esperienza del cazziatone old style, oltretutto per aver raggiunto un obiettivo in un modo diverso dall’auspicato. Non sono piú una ragazzina alle prime armi, ma confermo il risultato: ho cambiato azienda!

  • Marco ha detto:

    L’intelligenza gestionale non la acquisti al supermercato. La crescita e fidelizzazione delle persone dipende principalmente da questi fattori.

  • Elisa Valchiani ha detto:

    Alcuni anni fa lavorai per una piccola impresa famigliare dove convivevano due stili di gestioni contrapposti.
    Gli anziani titolari trattavano i loro dipendenti con rispetto e comprensione anche quando , come normalmente accade a chi lavora, potevamo commettere qualche errore.
    Poi in azienda arrivarono i due figli e le cose cambiarono radicalmente. La gestione divenne fredda ed impersonale e ogni scusa era buona per essere trattati a pesci in faccia.
    Inutile dire che oggi a distanza di molti anni quell’azienda che io sappia sta attraversando molte difficoltà ed ha ridotto il suo giro d’affari a lumicini, mentre avrebbe potuto avere il supporto dei propri dipendenti se solo avesse avuto la lungimiranza di continuare a trattare i propri collaboratori come “persone”. Peccato.

    • Anonimo ha detto:

      Spesso quel lungo corridoio è più paragonabile al Miglio Verde di Stephen King….. Purtroppo credo che più che un esempio sia un eccezione….

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