13 commenti

  • Michele Montagni ha detto:

    Personalmente ritengo che l’assioma licenziamento=incremento guadagni non sia corretto.
    Di solito il licenziamento avviene (salvo casistiche legate al comportamento del dipendente) quando si vuole risparmiare sui costi e non incrementare gli utili.
    Scelta discutibile perché se un lavoratore è poi in grado di trovare altre soluzioni lavorative più “gratificanti” nel senso più esteso del termine allora significa che la dirigenza che ha scelto di farne a meno in termini di gestione del personale lascia molto a desiderare.

  • Giuseppe Pastori ha detto:

    Talvolta pero le situazioni vengono anche create ad hoc e in maniera subdola, per far figurare poi che la colpa sia del dipendente (ovviamente mi riferisco a mansioni di un certo livello). Conosco casi in cui più che il demansionamento – non giustificabile per inquadramento – veniva proposto di accettare una forte riduzione di stipendio. Ora se un dirigente di medio-alto livello una decurtazione può essere sostenibile, per un quadro o un dirigente di primo livello, una decurtazione di 1’000 euro è argomento sensibile.

  • Maria ha detto:

    Purtroppo il datore di lavoro vuole sempre avere ragione. Non voglio essere pessimista ma non c’è nulla da fare, il dipendente è sempre perdente!

  • andrea ha detto:

    I fattori che rendono un lavoro “interessante” sono essenzialmente 3:
    1- Ambiente di lavoro
    2- Retribuzione
    3- Tipo di lavoro

    E’ la combinazione dei tre che rende una situazione interessante o almeno accettabile.
    Se mancano 2 elementi, a quel punto chi può va.

    Presentarlo come una mera questione economica è secondo me un po’ scorretto (anche perchè se si è strapagati, prima o poi si diventa un problema e quindi “ottimizzazione dei costi”…)

  • Mara Romagnoni ha detto:

    Sì bizzarro. E può essere anche inviluppante quando l’azienda, proprio per il timore di infedeltà del collaboratore, è riluttante ad investire in premi e corsi di aggiornamento professionale. La mancanza dei quali produce “persone old” che l’azienda rimpiazza con new, o persone demotivate che lasciano l’azienda la quale conferma l’infedeltà dei collaboratori. Insomma un cul de sac dal quale è difficile uscire se non con un netto cambio di mentalità

  • Pier Giuseppe Fasciolo ha detto:

    Un mood aziendale funzionale prevede siano considerate anche la cosiddette soft skills, le qualità personali e trasversali del collaboratore.
    In questo modo un cambio di lavoro, una lettera di dimissioni, le naturali aspirazioni sarebbero tutti aspetti di una trasparenza di relazioni frà azienda e dipendente.
    In un contesto diverso, di solito i “Traditori” o quelli additati tali, servono poi all’azienda come alibi e giustificare le “Necessarie Ottimizzazioni” del personale.
    Nel senso che, se gestisci le cose senza intelligenza emotiva ed una reale empatia verso il collaboratore, e facile si realizzi questo scambio di pregiudizi fra azienda e dipendente

  • Alberto R. ha detto:

    oltretutto capita anche il demansionamento di alcuni dipendenti che hanno maturato esperienza nella stessa azienda da 10 anni a favore di una scelta di nuovo personale da parte delle proprietà che va a soppiantare le mansioni di chi le ricopre da molto tempo; molte volte queste persone hanno meno esperienza oppure sono dei manager super partes che vengono mettono “paura” e sostituiscono dipendenti con dei loro fidati, questo per cercare di fare nuovi contratti più convenienti e abbassare le retribuzioni e togliere di mezzo le persone con qualsiasi pretesto che “sanno fatti e misfatti aziendali” a favore di persone “più controllabili” e “sfruttabili”.
    Quello che mi chiedo è perchè non vengano fatti controlli più severi agli imprenditori e ridotti tutti questi contratti di lavoro “farlocchi” dove la scappatoia è sempre lecita per l’azienda che vuole risolvere un contratto

  • Danilo ha detto:

    in azienda sento dire che le persone fanno la azienda, poi le persone vanno e vengono ma la azienda rimane. ecco a me pare un grandissima supercazzola

  • Stefano ha detto:

    Non solo per un aumento di retribuzione, ma sempre più per trovare un ambiente lavorativo più sereno e più attento alla persona anche a parità di paga

  • Andrea Sella ha detto:

    Ovviamente.
    Avete mai visto un incapace (che sia nella gestione, nella conduzione o nell’organizzazione) ammettere di esserlo?
    Specie quando la società che presiede comunque realizza buoni risultati. Può non essere merito suo, ma lo sarà comunque. Anche se è un somaro incapace.

  • vincenzo chianese ha detto:

    effettivamente i punti di vista sono distorti dai propri interessi in un senso e nell’altro

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