LE PERSONE HANNO UNA VITA OLTRE IL LAVORO? SI!

Nel 2023, è incomprensibile che alcuni manager (forse antiquati?) insistano con il concetto obsoleto: “Qui si viene per lavorare, i problemi vanno lasciati a casa”.

E’ un approccio inefficace perché ovviamente le vite delle persone non si fermano quando comincia il lavoro.

Le persone portano con sé preoccupazioni, ansie e fardelli mentali anche sul posto di lavoro.

Il cervello non funziona a compartimenti stagni.

Pretendere che le persone possano magicamente cancellare le loro preoccupazioni quando entrano in ufficio è irrealistico.

Non si può far finta ad esempio che sia la stassa cosa farsi operare da un chirurgo sereno, riposato e con una vita familiare stabile rispetto a finire sotto i ferri di uno stressato, con problemi personali e che magari entra anche in camera operatoria dopo aver assunto qualcosa per tenersi su…

Non è la stessa cosa.

Eppure abbiamo tutto il diritto di pretendere da un professionista che sia lucido e mentalmente predisposto ad affrontare il lavoro quotidiano, perché una Persona che lavora con una cattiva salute mentale è annebbiata, anche se talentuosa, non è raccomandabile, per la sua sicurezza e per quella degli altri.

Esistono in realtà delle soluzioni, come ad esempio una gestione intelligente ed empatica del personale che si adatta alle esigenze individuali e che, anziché immaginarli come mandrie di bestiame senza un’anima, valorizza i loro talenti, ne comprende le esigenze e ne interpreta le necessità.

Il costo di questo tipo di gestione è esattamente uguale, se non minore, di quello “solo bastone e niente carota”, quindi non raccontiamoci storie, lavorare meglio e con maggior serenità è possibile, basterebbe volerlo.

Sbaglio?

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