COLLOQUI INDECENTI

Questo non è un articolo sul sesso, peggio, sulla ottusità e xxx di quanti si ostinano a recitare un ruolo professionale senza considerare che la realtà è più semplice e naturale di quanto ci vogliono far credere.

Chi mi segue sa benissimo che cerco di creare valore con gli argomenti che tratto offrendo spunti insoliti e punti di vista non consueti riuscendo, magari non sempre, a stimolare una parte nascosta dell’animo umano.

In realtà l’articolo è già scritto e lo si può rintracciare fra le righe delle centinaia di commenti ad una semplice immagine che ho postato qualche settimana fa per stimolare una discussione sul fatto che può capitare ad una esaminatrice/ore di subire avance più o meno esplicite in fase di colloquio da un candidato/a.

Apriti cielo.

Bigotti, falsi moralisti e “lettori di titoli”: all’arrembaggio ( in fondo ho riassunto quale categoria di commentatori ).

E allora facciamone pure un caso e vediamo di cosa stiamo parliamo.

Come sempre traggo spunto dalla mia attività di head hunter, senza filtri e senza ipocrisie, raccontando ciò che mi accade con assoluta trasparenza.

Ad essere del tutto sincero quello che ha generato maggior sgomento è stato forse il fatto che l’oggetto della fotografia è un recruiter maschile che subisce avance esplicite da una candidata, ma nulla di premeditato in tutto ciò, io sono un uomo. Sarebbe lo stesso si fosse trattato di una recruiter donna.

Questa volta tocca all’argomento “avance sessuali”, scomodo, magari, border line, ma certamente attuale e consueto.

ATTENZIONE: avance intese da CANDIDATO/A verso RECRUITER e non viceversa.

Per la seconda casistica il consiglio è sempre lo stesso: alzare i tacchi e sporgere denuncia alla forze dell’ordine.

Ma nel primo caso? Che fare?

Spero sia chiaro a tutti che gli atteggiamenti di cui scrivo non sono espliciti atti, ma sottili allusioni, comportamenti al limite del ragionevolmente accettabile e, forse proprio per questo, più subdoli ed insopportabili.

Dettaglio meglio, mi riferisco ad esempio a:

Situazione come abbandonare la stanza del colloquio per recuperare magari un documento e rientrando ritrovare anche qualche bottone sbottonato in più ad evidenziare più o meno generosi decolté.

Strette di mano esageratameeeeeeeeeente prolungate.

Messaggi non verbali espliciti e chiari anche ad un qualunque principiante del mestiere che non possono sfuggire. Posizioni, sguardi, movimenti del capo ed eccessivi farfugliamenti delle chiome, bionde o brune che siano.

Prolungamento dei tempi di commiato nel tentativo di portare il dialogo su argomenti sensibili quali ad esempio il luogo della mia residenza, locali frequentati, hobby ecc…

Numeri di telefono cellulare privati scritti a mano sul retro di biglietti da visita perché “così è sicuro di trovarmi sempre…” o peggio “le lascio il mio contatto facebook”.

Facebook??!

Quanto di tutto ciò è accettabile e classificabile in un normale rapporto comunicativo oggetto di forze impari che vede il la candidato/a utilizzare tutte le sua armi a disposizione per impressionare l’esaminatore?

Senza voler scendere negli inferi di un discorso sociale che tratta il “prezzo” di ognuno e quale compromesso si è disposti ad accettare per raggiungere i propri scopi, vorrei mettere da parte falsi ruoli o inutili moralismi ed invitare colleghi e colleghe a segnalare le loro esperienze.

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