ESSERE O SAPER FARE?

Perché é così difficile trovare lavoro?

Perché competi con un numero sempre maggiore di persone che sostanzialmente sanno fare le stesse cose che sai fare tu e probabilmente pure meglio.

Come rimediare?

Anziché puntare tutto su quello che “sai fare” compilando CV che altro non sono che un elenco di esperienze comuni, prova a valorizzare quello che “sei” ed il tuo personale modo di affrontare le cose.

Quello che sai fare, lo sanno fare in molti, ma quello che sei ti rende unico.

Posso dirti che i CV ormai sono tristi predittori del successo professionale di un candidato.

Più chiaramente un CV è molto utile per capire quali competenze ed esperienze ha un potenziale nuovo assunto, tuttavia, non riesce a catturare appieno le cose più importanti della vita come integrità, resilienza, fame, carattere, potenza intellettuale, intelligenza emotiva, trambusto di strada, umiltà, empatia e molte altre cose che sono essenziali per la buona performance di una Persona.

La grandezza di una Persona non è rappresentabile su un pezzo di carta.

Si esprime nelle scelte fondamentali della vita e nelle storie che stanno dietro al suo volto.

Quando incontro un candidato vorrei sapere se e quanto ha pianto, se ha mai combattuto per un sogno o una convinzione.

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22 commenti

  • Antonino Gulotta ha detto:

    Ciao Massimo, ti leggo sempre con molto interesse. Ho 62 anni e ho lavorato per 36 anni in multinazionali petrolifere, europee e statunitensi. Ho raggiunto livelli molto alti nelle organizzazioni in cui ho lavorato(CEO, General Manager, Commercial Director). Fuoriuscito dal mondo del lavoro in piena emergenza COVID (e anche per scarso feeling con un nuovo capo), non ho avuto altre opportunità concrete, se non come consulente su progetti poco interessanti. A questo punto, ho deciso io di mollare questo mondo del lavoro in cui non mi riconosco più e di andarmene in pensione anticipata (Quota 100). Penso che sia uno spreco di conoscenze e di esperienze preziose, ma ugualmente non trovo dignitoso svilirsi e sprecare tempo con aziende poco rispettose della mia storia professionale. Nessun rimpianto e nessuna frustazione: c’è tanto di cui godere ancora nella vita.

  • Diego Bernacchia ha detto:

    Gentile Massimo,

    Ho letto con attenzione la sua ultima mail e, come sempre, l’ho trovata di grande saggezza, ispirazione e buon senso.

    Mi ha tuttavia molto colpito quando ha scritto “da un candidato vorrei sapere quanto ha pianto”.

    Io credo di aver pianto molto.

    Nel dicembre 2015, poco dopo essermi sposato, ho visto negarmi il rinnovo del contratto da una grossa azienda per la quale avevo sempre sognato lavorare.

    Da quel maledetto giorno è iniziato un calvario fatto di litigi con la mia ex moglie (finiti in divorzio) e di 48 colloqui sostenuti in 10 mesi (storia raccontata a Concita di Gregorio su La Republica e non solo).

    Per 10 mesi ho corso su e giù per l’Italia a mie spese alla ricerca di un lavoro, ero arrivato ad accettare tutto pur di trovare qualcosa ma mi è stato negato tutto, anche sistemare I carrelli al supermercato.

    Un giorno ho detto basta e me ne sono andato.

    Solo, con I miei pochi risparmi (come sempre) ed in una città dove non conoscevo nessuno, Londra.

    L’ennesimo immigrato italiano nella perfida Albione.

    Sono partito per stare 4 settimane con il dire “o la va o la spacca”.

    Sono 5 anni che vivo qua.

    Mi sono fatto un mazzo quadrato, ho vissuto 4 mesi in una bettola senza riscaldamento adeguato, ho pianto al buio in camera perchè ero solo ed I miei erano a casa, lontani ed alle prese con il terremoto, ho imprecato perchè il mio Paese mi aveva rinnegato ma alla fine cazzo (excuse my french) ho vinto io.

    Ho subito trovato un buon lavoro, sul lavoro ho conosciuto mia moglie, abbiamo comprato casa ed ora siamo felici e stiamo mettendo su famiglia.

    Sono d’accordo con lei, questo un CV non portra’ mai trasmetterlo.

    Un abbraccio

    Saluti da Londra

    DIEGO BERNACCHIA

  • Stefania ha detto:

    Sono 30 anni che faccio lo stesso lavoro. A me è sempre piaciuto e mi piace ancora, nonostante lo abbiano modificato, trasformato, complicato, rivoluzionato, incasinato…. Mi guardo indietro e lo vorrei come una volta ovvero più umano, più collaborativo, più qualitativo.

  • Serena ha detto:

    Nonostante lei si ritenga “politicamente scorretto” voglio sempre vedere nelle sue parole la speranza. Ultimamente sto trascorrendo molto tempo a modificare il mio cv proprio per fare in modo di far venire fuori me stessa ed essere per lo meno “scelta” per dei colloqui. Ho deciso dopo 12 anni di lasciare il mio lavoro e sto seguendo vari corsi per entrare nel campo della selezione del personale quindi una rivoluzione, so che sarà difficile ma mi impegnerò ricordando le sue pillole!

  • Maurizio ha detto:

    Ci sono cose che su un CV non si mettono, e invece, leggendo il post, andrebbero messe. Prima tra tutte quante volte siamo caduti e quante volte siamo riusciti ad alzarci. Le cose che non avremmo dovuto fare e le cose che ci siamo pentiti di non aver fatto. Questo potrebbe dare una foto dettagliata di chi siamo e, unitamente alle competenze, dare un’idea di cosa possiamo fare e di che limiti possiamo superare.

  • Lucio ha detto:

    Ottimo suggerimento, differenziare dovrebbe essere un buon focus! Dopo dovremmo trovare revruiter che hanno la voglia ed il tempo di leggere e capire il CV, cosa che spesso non avviene. Nelle interviste trovi pochi che hanno voglia di ascoltarti oltre il cv e la mera elencazione di competenze.
    Poi, nella mia recente esperienze, trovi anche selezionatori che nemmeno rispondono alle e-mail che mandi per sapere se la posizione è stata assegnata, se sono state fatte altre scelte, ecc. Un minuto per replicare non lo si trova, dovrei credere che trovi il tempo di andare oltre il cv?

    • Gianluca ha detto:

      Concordo pienamente con te Lucio e rinforzo il tuo prezioso contributo chiedendo quasi retoricamente: quanti lettori di CV sono capaci di leggere, comprendere e apprezzare il mio essere o quello di chiunque altro?

  • Laura ha detto:

    Quante volte ho pianto? E per quanto tempo? Tante. Forse sono dalla lacrima facile, forse ma mi commuovo davanti a un bambino che canta “mamma” o a un cagnolino che fa le feste così come raggiungo la massima frustrazione per tutto quanto obbligata a subire a livello professionale/personale. Non riesco a fare buon viso a cattivo gioco, non sono così. Potessi permettermelo “lavorerei” solo per beneficenza. Non vado oltre, potrei scrivere un libro così come la maggior parte di noi. Grazie per tutti gli spunti

  • Pasquale ha detto:

    Caro Massimo,
    Ho sempre cercato il lavoro che forse non esiste. Ho girato l’Italia. Ho abitato in case in locazione belle e brutte, in residence, in locande. Ultimamente dovevo trasferirmi a Granada in Spagna. Ho sempre lottato con me stesso e con la mia consorte, dicendo a me stesso e a lei, questa è la volta buona, il lavoro giusto, l’azienda che ho sempre cercato. Non mi sono mai arreso, ho lavorato in nero, in bianco e in grigio. Neanche quando ho perso il lavoro: causa crisi, o rassegnato le dimissioni perché, lo stipendio lo percepivo ogni 3 mesi, oppure perché dovevo smettere di fumare, dimagrire e vestire in modo più consono all’azienda. Concludo dicendo che, ogni talvolta che effettuo un colloquio di lavoro e descrivo le mie esperienze trattengo le lacrime, perché il mio cv. è la mia vita vissuta, i miei viaggi della speranza, i miei traslochi, le mie gioie e i miei dolori.
    A presto ti auguro un buon Natale e un felice Anno Nuovo.

    Pasquale

  • Michela ha detto:

    Sarebbe bello che qualcuno si interessasse a quello che sono, ma nei colloqui che ho fatto ho percepito le domande a carattere più personale come un modo per capire se nella mia vita ci fosse qualcosa che potesse inficiare sulla mia dedizione al lavoro e non per provare a capire di quali valori fossi “portatrice”.

  • Giovanni Enrico Prato ha detto:

    Concordo. Nei cv dovrebbero risultare le qualità e le capacità personali. Soprattutto quelle umane e quelle che apportano valore aggiunto soprattutto nel risolvere le criticità. L ambizione la determinazione la tenacia il focus la resilienza la capacità di guidare collaboratori e colleghi. Il problema sostanziale secondo me è che la maggior parte delle aziende basa le valutazioni su narrative asettiche l importante che ricalchino in maniera robotica il profilo ricercato. E qui si apre un mondo che il web ha peggiorato molto negli anni. Ad una singola inserzione si apre una finestra disponibile a migliaia di candidati. Non più come 20 anni fa che si presentava una rosa locale. E gli scrematori automatici oggi utilizzati fanno sì che possono scegliere tramite la coincidenza di parole chiave, magari dai candidati più smaliziati che centrano il termine ma che in sostanza non ne possiedono i requisiti. Sino a quando non ci si renderà conto che il focus dovrà concentrarsi anche sulle qualità umane la giungla della selezione continuerà ad essere sempre più folta, inefficace e purtroppo un vero problema persistente.

  • Rita ha detto:

    Per la mia esperienza recente di cercatrice di lavoro (a 54 anni) potrei raccontare cose “interessanti”, ma dubito possano servire o interessare realmente. Una di queste però la riporto, come “chicca”. Annuncio di un’agenzia che specifica che non c’è bisogno di allegare il CV, che verrà reperito “al momento della candidatura”. Non comprendendo bene allego comunque il CV. Successivamente arriva un messaggio che avvisa che l’azienda desidera che i candidati portino di persona il proprio CV. Invio un’email all’azienda per chiedere se debba essere preso un appuntamento considerando che ho comunque già allegato il CV. Risposta (lascio i refusi e gli errori):
    “Buonasera, grazie per la candidature. Purtroppo cerchiamo personale più giovane, ma su (nome agenzia) non possiamo specificarlo. La ringraziamo per averci contatto e le auguriamo una buona serata.”

  • vincenzo chianese ha detto:

    quindi meglio uno storytelling che un cv?

  • R. ha detto:

    Il vero problema è che ad oggi il mio CV, per la professione che ho fatto negli ultimi 20 anni, non viene nemmeno preso in considerazione in quanto sono al di fuori del range d’età richiesto. E per coprire il mio ruolo si cercano solo giovani tirocinanti con zero esperienza. L’esperienza viene vista come una zavorra.

  • E.V. ha detto:

    Concordo assolutamente! Faccio selezione del personale da oltre 10 anni e quello che dici è sacrosanto.

  • Anonimo ha detto:

    Raramente ho incontrato recruiter che sembrassero davvero interessati a me e a quello che realmente potevo fare per la loro azienda.
    La maggior parte delle volte erano persone inadeguate che sembravano leggere domande preconfezionate e non del tutto interessati alle risposte, quasi come se fsse già chiaro chi poteva essere scelto per il posto. Tremendo!

  • Lucio Serra ha detto:

    Non si contano piu’ i CV che ho mandato eppure i risultati stanno a zero. Cosa sta capitando? Per un quarantenne con ottima esperienza è diventato impossibile trovare un lavoro?

  • luca sala ha detto:

    Come fare a non entrare in competizione con altri candidati allora?
    Quando pubblicano un annunci alcune aziende utilizzano addirittura dei computer per filtrare le candidature che fioccano a migliaia…!!!!

  • arturo luppi ha detto:

    Niente di piu’ vero. Comincio da me, ogni volta che devo scrivere una nuova versione del mio curriculum parlo di me e quello che potrei fare per l’azienda per la quale mi candido, mai di quello che ho fatto in passato.

  • Lucy Bath ha detto:

    Ho pianto molto, è vero, ma mi sono sempre rialzata, ho avuto dei sogni e ho combattuto come dici tu, a volte prò sento la stanchezza e questo mi demoralizza.
    Amo il mio lavoro ma non so per quanto ancora sopporterò di essere umiliata con uno stipendio da primo impiego mentre ho due lauree e un’esperienza di business internazionale… vedermo

  • Mauro B. ha detto:

    Massimo è un piacere ritrovarti. Seguo da anni i tuoi post arguti e premonitori di un settore infestato da squali e ballerine.
    Questa volta non sono pienamente d’accordo perché credo che i trascorsi professionali contino e se un’azienda non tiene conto di questo non mi interessa.

  • alessia ha detto:

    Ricordo un tuo articolo dove dicevi che “il momento peggiore per inviare un CV” è quando si risponde ad un annuncio di lavoro.
    Effettivamente ci sono centinaia di altri candidati che stanno facendo la stessa cosa proprio in quel momento… ci penserò!
    Grazie come sempre per il punto di vista non convenzionale

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