COME TRASFORMARE IL TUO LAVORO DA “BRUTTO E CATTIVO” A “BELLO E SEDUCENTE”

VIVERE SENZA LAVORARE | Massimo Rosa

Cambiando semplicemente il paradigma del lavoro è possibile vivere senza lavorare.

A persuadermi non è stata semplicemente la fortuna di aver potuto scegliere una passione e averla fatta diventare un lavoro, ma non aver mai attribuito caratteristiche come BRUTTO e CATTIVO al tempo passato al lavoro e BELLO e SEDUCENTE a quello riservato alla vacanza ed al riposto.

Non “separo” dal resto della giornata il tempo trascorso al lavoro come se fosse una sorta di “sospensione” della mia vita, o peggio, non lo intendo come un sacrificio in funzione della ricompensa che consiste invece per molte persone nel “non lavoro” e nel tempo trascorso “fuori” dal lavoro.

Credo che anche chi è costretto a svolgere professioni “tremende” possa sforzarsi di cogliere qualche motivo di gioia in ciò che fa. La compagnia di un collega brillante, la strada che conduce al posto di lavoro ed il paesaggio che se ne gode percorrendola, il profumo degli alberi del giardino di fronte, sono mille i micro motivi di gioia che si possono rilevare nonostante tutto.

La giornata diventa un tutt’uno, con alti e bassi, ma godibile in ogni sua forma e sfumatura e del lavoro… non c’è più traccia.

… e voi cominciate a vivere solo quando terminate di lavorare?

18 Responses

  1. Da quando mi sono dimessa e ho aperto una partita IVA, nonostante le difficoltà burocratiche, sono super felice del lavoro che faccio. Seguo aziende, professionisti, lavoro con aziende spagnole, italiane, olandesi..
    Wow. E per riuscirci non ho fatto altro che dire addio ad un contratto a tempo indeterminato, perché non ero per niente soddisfatta della mia vita. Ora si. E, per intenderci, ora lavoro molto di più di prima. Viva la vita.

  2. Il pensiero giusto di sforzarsi di vedere sempre qualcosa di positivo anche quando non c’e’ nulla di tale… un’arte che bisognerebbe avere sempre, ma pochi la hanno. Purtroppo un lavoro logorante e non appagante rende molto difficili le cose!!

  3. Purtrappo o per fortuna io.faccio parte della categoria di quelli che vivono per lavorare. Penso che si nasca con questa predisposizione, indipendentemente che si tratti di un lavoro fisico o mentale, più o meno retribuito il lavoro ci dà la possibilità di esprimerci ed è il nostro umile contributo al mondo.

  4. Personalmente non amo tanto questo tipo di titoli sui post a stampo giornalistico tipo novella 2000. Per carità, sposo la causa e sono della stessa idea, però mi permetta di dire che sarebbe il caso di indicare la strada in maniera meno illusoria, specialmente per chi si sta preparando al mondo del lavoro.
    Non credo che i suoi albori siano stati costellati di uccellini che cinguettano e profumi di sottobosco ;).
    Non me ne voglia, è solo un mio modo di vedere il lavoro che parte da una serie di difficoltà oggettive che scalfiscono spesso anche le passioni più tenaci.

  5. Facendo appello ad un po’ di apertura mentale ho colto l’aspetto ‘generalista’ del pensiero e concordo con te: ci sono piccoli e grandi aspetti di ciò che faccio che amo profondamente, in silenzio e gelosamente proteggo.
    Poi si fanno anche i conti con momenti meno sereni

  6. Mi sento fortunata! Faccio parte di quelli che lavorando si divertono, si relazionano efficacemente e con soddisfazione, con un ritorno economico maggiore rispetto al tempo dedicato al lavoro. Grazie Massimo per questo post che mi ha reso ancora più consapevole della eccellente scelta che ho fatto 9 anni fa

  7. Cercare il bicchiere mezzo pieno? Questa riflessione vale per tutto ciò che si affronta nella vita. Cercare il bello nelle cose, perché a prescindere dalla nostra volotà vanno affrontate, quindi perchè dannarsi a rimarcare i lati negativi e non cominciare a vedere se c’è qiualcosa di positivo, di bello in quel che facciamo? Come dice Massimo Rosa, anche nel lavoro c’è un aspetto, che se guardato con gli occhi giusti può apparire “bello” e stimolante… e se proprio, nonostante gli sforzi, proprio non c’è, bisogna fare qualcosa per cambiare, per scuotere la monotonia e la depressione che angoscia la mente. Io farò così, sto progettando uno stravolgiento che va contro ogni logica sensata, poi, mi preoccuperò dopo di valutare i pro e i contro, per lo meno non rimango nel mio angolo a piangermi adosso e vedere tutto in negativo… Azione = Reazione. Se non faccio nulla per cambiare, nulla cambierà. Incominciamo a non “vivere quando si smette di lavorare”, se proprio nemmeno così le cose cambiano. Stravolgete la vostra vita…

  8. Se ti piace realmente ciò che fai , non c’è mai distinzione , anzi, personalmente, è la vacanza che disturba il lavoro

  9. Anche io sono profondamente innamorata della professione che svolgo e il potermi svegliare (seppure al fastidioso suono di una sveglia!) contenta di quello che farò nelle prossime 8 ore è incommensurabile!
    Quattro anni fa sono finita nel calderone dei licenziamenti collettivi a causa della crisi aziendale e ricordo che alcuni miei amici mi consolavano dicendomi di considerare questo stop forzato come una specie di vacanza; l’anno e mezzo di inattività è stato per me uno dei periodi più bui e angoscianti, mi era stato tolto un aspetto fondamentale della mia vita, mi sentivo viva solo a metà…
    Ora che finalmente sono rientrata nel ciclo produttivo, appagata dal lavoro che faccio, felice di potermi relazionare con colleghi e candidati ogni giorno, credo che il detto di Confucio “scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua” descriva perfettamente la mia realtà professionale e che auguro a ciascuno di avere l’opportunità di provare in prima persona!

  10. Solamente belle parole: facili a dirsi quando si ha un impiego gratificante e ben remunerato.
    Diverso il discorso quando tutti i giorni fai un lavoro sottopagato e che non ti soddisfa, allora posso assicurarti che al « profumo degli alberi del giardino di fronte » non ci penserai proprio.
    Penso che la priorita’ di chi e’ costretto a svolgere professioni « tremende » sia piu’ incentrata nel cercare di focalizzarsi sul « resto » della giornata che rimane piuttosto che fare della giornata lavorativa un tutt’uno con la vita privata.
    Anzi credo che il pensiero rincuorante per continuare ad avere un attidudine positiva, per tutte quelle persone che non hanno la tua stessa fortuna, sia proprio quello di concentrarsi sul fatto che la vita lavorativa sia solamente ed unicamente una parte della giornata.

    1. Se fai un lavoro poco gratificante e sottopagato tieni duro e cerca di capire cosa ti piace fare. Una volta che lo avrai capito cerca di diventare il numero 1 in quel settore specifico e fa’ della tua passione il tuo lavoro. Se invece il lavoro che fai ti piace, ma il problema e’ l’azienda in cui sei… ancora piu’ semplice…cambia azienda!

  11. Certo che si può “vivere senza lavorare”, come dice Massimo Rosa. Ma si può anche “guadagnare senza lavorare”. Incredibile, ma vero. A me sono riuscite entrambe le cose.

  12. Ho sperimentato quella sensazione ed è stato estremamente appagante. Il confine tra vita personale e lavoro diviene volontariamente indefinito e senza quel senso di rinuncia e sacrificio che purtroppo è molto spesso comune. Sentirsi la guida di se stessi (autonomy), sentirsi competenti e performanti in quello che si fa (mastery) e perseguire degli obiettivi condivisi e avvincenti (purpose) sono i pilastri su cui erigere quello stato mentale. Effettivamente diventa più complicato quando nella propria sfera privata entrano in gioco altre persone e tante variabili, ma rimane comunque questa la “strada maestra”.

  13. No!io mi diverto al lavoro e poi quando ho la possibilità di dare conoscenza ad un altra persona mi sento bene

  14. Comincio a vivere quando sono in presenza di persone positive, che trasmettono passione per ciò che fanno, che hanno una parola di supporto e che sanno guardare al mondo che ci circonda con occhi estasiati. Evviva.

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