CONFINDUSTRIA CUNEO MA DI COSA PARLI? ECCO PERCHE’ NON SONO D’ACCORDO CON MAURO GOLA.

[ Risposta alla lettera ai ragazzi di Mauro Gola Presidente di Confindustria Cuneo ]

 

Le accorate parole del Presidente di Confindustria Cuneo, Mauro Gola, mi ricordano quando smisi di accettare gli inviti degli Istituti scolastici in veste di “esperto” per orientare i loro studenti su quelle che sarebbero dovute essere le figure professionali più ricercate dal mercato del lavoro negli anni a venire.

L’ultima volta era il 2005 e affermai che il settore informatico, con internet e le telecomunicazioni, sarebbero stati trainanti e con le maggiori opportunità.

Un quinquennio dopo la mia previsione si rivelò abbastanza azzeccate ma, proprio a causa della grandissima espansione di quel mercato (e della conseguente offerta), gli informatici divennero una delle principali figure a dominare le classifiche dei disoccupati.

Fu in quel momento che mi convinsi che nessuno, proprio nessuno, è in grado di presagire quale figura professionale sarà richiesta fra 5 o più anni, questo a causa della velocità di cambiamento dei mercati.

Sono stati sufficienti pochi mesi a far esplodere la bolla immobiliare e stravolgere un intero settore sul quale da decenni si puntava, idem per i tecnologici, in meno di un mese spazzate via intere categorie di figure professionali.

Più recentemente la crisi finanziaria ha impiegato solo una quindicina di giorni per buttare in strada decine di migliaia di impiegati di banca, lavoro che invece sino a qualche giorno prima pareva essere fra i più sicuri ed ambiti dai giovani e dalle loro famiglie.

I tempi con i quali un intero mercato può cambiare si misurano in mesi, in settimane. Figuriamoci in un quinquennio cosa potrebbe avvenire.

Non riesco poi ad immaginare i nostri ragazzi fra 5 anni, in mercato industriale comandato dai robot e da dinamiche oggi inimmaginabili, scendere in campo e combattere per la conquista di un lavoro armati solo di un fogliettino di carta che li certifica come “Montatore meccanico o elettricista...”.

In un mercato sempre più globalizzato dove non esisteranno più “isole felici” (come la nostra provincia Granda) si troveranno a dover competere con altri ragazzi al loro pari che avranno lauree, master, conoscenza di tre o più lingue straniere e aperture mentali che non potranno in alcun modo contrastare.

Saranno costretti a sgomitare con coloro che, al contrario, avranno la bava alla bocca e niente da perdere, perché niente è quello che si sono lasciati alle spalle nei Paesi dai quali provengono.

Ecco perché non sono d’accordo con Mauro Gola e con le sue parole che, proprio perché proferite da un rappresentante degli imprenditori, imprenditore a sua volta, mi paiono un messaggio anacronistico anziché predittivo e motivante e non considerano minimamente che la trasformazione digitale sta cambiando e cambierà con cicli di 3-5 anni il mercato del lavoro. Secondo uno studio del World Economic Forum il 65% dei bambini che oggi sono alla scuola elementare “da grande” farà un lavoro che oggi non esiste nemmeno.

La mia personale ricetta è la seguente:

Ragazzi seguite le vostre passioni e date sfogo al vostro talento, qualunque essi siano, senza preoccuparvi di cosa o chi richiederà il mercato fra 5,7 o 10 anni, perché solo se avrete sviluppato al meglio le vostre capacità innate potrete affrontarlo al meglio delle vostre potenzialità!“.

Credete forse che aziende come la Apple sarebbero diventate quello che sono oggi se anziché investire nel talento e nella capacità di espressione dei singoli dipendenti gli imprenditori come Steve Job avessero detto “Siate tranquilli, siate sottomessi” anziché “Siate affamati, siate folli!” ?

 

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36 Responses

  1. Grazie del “ragazzo”! 🙂
    …è per questo che reputo importante definirmi un “expert generalist”. Solo così potrò mantenere la flessibilità richiesta dai nuovi contesti lavorativi e far fronte alle sfide che si paleseranno…

  2. Sono d’accordo che convenga seguire al massimo le proprie passioni per avere il massimo della competenza in futuro.
    Anche perchè veramente del future non vi è certezza.
    Questi articoli mi sanno di “sparate” propagandistiche buone magari per l’immediato. Così come i numeri riportati nell’articolo, dove non ci citano quante delle persone assunte nel 2017 siano nel frattempo “cessate” …

  3. È vero, concordo a pieno con il suo pensiero, a me è successo proprio questo, nella scelta del mio percorso formativo ho sempre privilegiato ciò che mi piaceva fare di più e non quello che mi poteva garantire di più. Oggi non me ne pento! Confermo. NON SIATE IL VOSTRO LAVORO!

  4. Bel post e io pur essendo immerso nel settore tecnologico non riuscirei a prevedere cosa studiare (per utilizzarlo poi tra 5 anni) Ci sono troppe variabili, automazione, cambio di tecnologia… Due esempi: Amazon entrerà nel settore farmaceutico (come puo’ cambiare il settore?), Programmazione Web (in questo settore puo’ cambiate tutto in 1 anno con un nuovo dispositivo, come ha fatto l iPhone 10 anni fa’)

  5. Sono d’accordo con il concetto che non si è il proprio lavoro, e proprio per questo non capisco cosa ci sia di sbagliato nel consigliare ai giovani di intraprendere degli studi professionali.
    Non ci dimentichiamo che per la maggior parte delle persone lavorare è una necessità. Certo sarebbe bello se tutti potessero permettersi di trovare la propria strada e di lavorare per passione, ma, dal momento che così non è, far sapere quali sono le mansioni di cui c’è bisogno può essere solo di aiuto.
    Fare l’operaio poi non vuol dire necessariamente non avere cultura.
    Semplicemente ci sono persone portate per i lavori manuali o artigiani e proprio in questi lavori possono dare il meglio di sè ed avere più soddisfazioni. Perché incoraggiarli a intraprendere questa strada non dovrebbe essere giusto?
    Costringere a studiare un ragazzo quando non è portato perché “in questo mondo bisogna avere una laurea” non è altrettanto sbagliato?
    Non sarebbe meglio se ognuno potesse sentirsi libero di scegliere la strada che preferisce senza paura di essere giudicato per il lavoro che fa?

    1. Ma infatti, nessuno giudica nessuno. Se uno sceglie liberamente di fare studi tecnici perchè no? Il discorso di massimo Rosa verte su altro. Il presidente confindustria di Cuneo si rivolge ai genitori chiedendo loro di far riflettere i figli che vogliono iscriversi al liceo se non sia meglio indirizzarsi su studi tecnici. E’ qui che sta l’abominio: io da genitore non dirotterei mai mio figlio dal percorso di studi che ha scelto a quelli che mi suggerisce il “mercato”.

  6. Vorrei aggiungere un commento riguardo a scuola, studi e competenze. Il ruolo della scuola era di insegnare conoscenze e contenuti. Adesso deve evolvere verso “competenze utili per tutta la vita e capacità di acquisire nuovi contenuti”, possibilmente in linea con gl’interessi personali. Per questo adesso mi dedico all’educazione internazionale del futuro, perché le informazioni e i contenuti esistono per ogni professione, mentre il lavori e le professioni cambiano in pochi anni: quindi nel 21o secolo, chi comincia in un ruolo ci starà poco tempo, mentre con l’allungamento della vita la carriera sarà lunga il doppio. E gli studenti e i lavoratori che sapranno adattarsi troveranno sempre un futuro, faccio riferimento al recente articolo sul Il Sole 24 Ore “La tecnologia ci farà licenziare?”, dov’è scritto che (riporto esattamente) “L’innovazione tecnologica, spesso, non è poi così brutta come qualcuno la dipinge. Ma soprattutto mette a dura prova la capacità di fare previsioni, perché cambia completamente le carte in tavola.”

  7. Come sempre interessante la sua riflessione, ma penso che perseguire le proprie passioni e sviluppare il proprio talento vuol dire vivere , ed essere affamati oltre che folli.

  8. Again, benissimo a mio avviso lo spunto di Mauro , e il cercare di mettere in cima alla lista delle priorità politiche e sociali il futuro dei più giovani. Non trascurando che: L’Italia ha il triste primato mondiale di essere la nazione che fa meno figli. Siamo nel bel mezzo di un suicidio demografico. Si producono più pannoloni per l’incontinenza che pannolini per neonati. Ecco, mi auspico che ci siano sempre più giovani italiani per riempire asili, scuole, università e posti di lavoro. La digital transformation, l’A.I. e tutti gli altri agenti del cambiamento mi preoccupano meno.

  9. Tu non sei il tuo lavoro. Non sei la quantità di soldi che hai in banca; non sei la macchina che guidi né il contenuto del tuo portafogli. Non sei i tuoi vestiti di marca.
    dal film “Fight Club” di David Fincher
    …però non ditemelo durante un colloquio di lavoro!

  10. È che in Italia , purtroppo ancora oggi alcuni lavori o settori non sono visti come di Élite , è più importante “dire “ che fare !

  11. Vorrei dissentire su quello che scrive anche se apprezzo molto l’impostazione.
    Soltanto ieri mi sono recato da un artigiano che a Napoli ripara ombrelli, mi aveva chiesto dei consigli per montare un manico di tartaruga e come lucidarlo. Ho cercato di incoraggiarlo a continuare la sua attività, ma nessuno a cominciare dai suoi figli voleva mettersi dietro ad un bancone e imparare il suo mestiere. Un mestiere molto apprezzato visto i numerosi contatti in tutto il mondo di questo artigiano che si ostina a riparare ombrelli e bastoni. La sua creatività è indiscussa ,ma la lavorazione artigianale ha dei tempi che non gli permettono di stare dietro alle commesse; i suoi famigliari insistono a diventare dei commercianti e vendere un ombrello fatto in serie a poco prezzo. Facile capire chi vincerà, io ho visto negli occhi di quest’uomo il dispiacere di non tramandare i segreti del mestiere, abbiamo parlato a lungo degli artigiani che conosciamo entrambi che sono morti nel tempo, e di come sono tristi le loro botteghe trasformate in fast food segno dell’epoca in cui viviamo. Antichi e nuovi mestieri come conciliare ?

    1. Per me sono esempi di una artigianalità che dovrebbe essere riformulata in modo più chiaro ed esplicito. I maniscalchi, con l’arrivo delle auto si sono semplicemente ridotti di numero ma non scomparsi, ma non del tutto, perchè sono usciti dal circuito industriale ovvero dei grandi numeri e grande business, per rimanere relegati in piccolissime nicchie al servizio dello sport equestre e dello svago. Ora, per me si tratta di rendere esplicito se sono o no ancora lavori capaci di dare una remunerazione adeguata oppure un esercizio un po’ fine a se stesso. Penso che a potenziali giovani andrebbero comunicati questi aspetti di realizzazione economica in modo chiaro, perchè difronte alla fatica del vivere ed all’impossibilità di comprendere cosa significhi fare quel tipo di lavoro, molti giovani preferiscano guarda altrove.

  12. Si ho letto la lettera aperta. Penso che sia il manifesto di molte PMI italiane che metta la parola fine su dove arriva la crisi , le cause scatenanti ovvero imprese povere, alla ricerca di giovani da Avviare alla carriera di pastori quando il mondo vuole tecnologie sempre più rilevanti e persone sempre piu culturalmente preparate. La visione che
    Ne esce da questo articolo è disarmante: care famiglie noi pascoliamo pecore, questo è quello che facciamo, non sappiamo fare altro, per tanto se volete far lavorare i vostri figli, qui da noi un posto da pastore lo troveranno.

    Ma pensare di assumere giovani preparati per costruire nuovi prodotti di senso che possa o farvi uscire dalla fatica del vivere, no?

  13. Io non credo che Mauro Gola abbia consigliato i genitori di non far studiare i figli….credo che abbia evidenziato solo le figure professionali che le aziende necessitano….

    1. Purtroppo lei ha perfettamente ragione ma questa è una dichiarazione di resa incondizionata bei confronti dello sviluppo alto e forte che condAnna queste pmi alla fatica del vivere

    2. l’ha scritto eccome. Suggerisce di studiare quel poco che basta per fare gli operai o gli addetti ai macchinari. Perché queste sono le figure più richieste. Quindi sottintende niente liceo o università, e men che meno studi umanistici, perché le altre figure professionali richieste sono poche unità. Poi ha fatto marcia indietro a polemica scoppiata. Un approccio gretto intollerabile. Intanto il suo di figlio fa il liceo.

  14. Concordo. Mauro Gorla, presidente degli industriali di Cuneo, scrive una lettera aperta ai genitori esortandoli a non far studiare i figli. Per far fare loro gli operai. Non proprio una bella pensata. Studiare forma l’individuo, apre la mente e permette di poter sognare un futuro migliore avendo gli strumenti adeguati. Non è funzionale a trovare operai per gli industriali di Cuneo. Lo studio serve a dare strumenti formativi per i quali magari, domani, un povero con talento prenderà il posto del signor Gola. O farà molto meglio.

  15. Carissimo Rosa, l’introduzione di questo suo passaggio mi convince a metà. La velocità con cui cambiano le richieste di professionalità è tale per cui fare previsioni è difficilissimo ma non per questo non bisogna provarci. Inoltre alcuni esempi di categorie falcidiate, diciamocelo, non è che i segnali non ci fossero da prima (vedi i bancari…).
    Premesso questo, devo invece farle i complimenti per la conclusione su cui concordo in tutto e per tutto. È stato edificante leggere il suo articolo. Grazie.

  16. Concordo pienamente. Posso ben dire di essere l’esempio vivente di chi ha deciso di seguire le proprie passioni nonostante le più disparate previsioni negative, ha lottato e sgomitato, si è costruito un background tale da farlo considerare “overqualified” e poi ha visto avverarsi tutte quelle previsioni tanto negative che gli erano state prospettate. Eppure, nonostante tutto ciò, non rimpiango NULLA delle scelte operate.
    Studiare a lungo qualcosa che non piace, nella (vana?) speranza di poter trovare un domani un lavoro “comodo” e “sicuro”, non solo tarpa le ali della creatività (essenziale oggi più che mai per poter essere competitivi), ma finisce altresì per far pentire le persone di non aver inseguito le proprie passioni, e dunque di essersi autolimitate, di essersi private della possibilità di esprimere al meglio il proprio talento e le proprie potenzialità.

  17. Sono d’accordo! In un mercato del lavoro sempre piu’ fluido e dinamico e’ molto difficile fare previsioni, per cui incoraggerei i giovani a cercare la loro vocazione e ad impegnarsi a fondo in cio’ che amano di piu’….vale sempre la pena provarci!

  18. Quanta verità nel suo articolo, basta una novità tecnologica, una scoperta scientifica per cambiare il mondo in genere figuriamoci quello del lavoro. Ho due figli spero vivamente di avere la capacità di saper “ascoltare” nel senso più ampio le loro attitudini, i loro sogni, passioni e di riuscire a trasferirgli la capacità di inseguirli con tutto se stessi.

  19. Anni addietro quando la Confindustria Cuneo mi “permetteva” di andare negli istituti scolastici ad orientare i ragazzi, ricordo una particolare occasione dove incontrai i genitori e non gli studenti ed una mamma era scoraggiata perché il figlio voleva fare l’escavatorista. Le volli precisare che era importante far studiare i ns. ragazzi ma era ns. dovere invogliarli a seguire le proprie passioni e nel caso specifico se d’estate lo avesse mandato in qualche azienda ad imparare il mestiere di “escavatorista” prima di tutto diventava un uomo in anticipo sui suoi coetanei e magari poi con la laurea trovava facilmente il posto in banca come avrebbe voluto la madre.

  20. Condivido appieno la sua posizione: le dinamiche del mondo del lavoro oggi dipendono da fattori che non riusciamo a controllare.

  21. Secondo uno studio del World Economic Forum il 65% dei bambini che stanno frequentando la scuola elementare, “da grande” farà un lavoro che oggi ancora non esiste!

  22. Un contenuto straordinario per quanto sia da stimolo nei confronti dei giovani, affinché alzino la testa e proseguano a impegnarsi nello studio sognando in grande senza preoccupazione!! 👏

  23. S O T T O S C R I V O O O O tutto per filo e per segno. Non avresti potuto esprimere meglio la mia contraddizione a quelle parole.

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