NON ACCETTARE CONTRO OFFERTE, LICENZIATI E STOP

Una strana consuetudine è quella di chiudere la stalla quando le mucche sono già fuggite.

Così avviene a volte nelle aziende quando sulla scrivania del capo del personale atterra una lettera di dimissioni.

Si tenta un rilancio per trattenere il dipendente, lo si fa puntando su un aumento di stipendio, prospettando incrementi di carriera o tutti e due.

Personalmente credo si tratti di una pratica ipocrita e poco costruttiva per entrambi gli attori.

Se hai deciso di licenziarti è perché l’azienda non ha corrisposto le tue aspettative e cercherai altrove queste soddisfazioni.

Si tratta di fiducia tradita, non di soldi come si tenderebbe a credere, vero?

Il fatto è che hanno tradito la tua fiducia e la tua dedizione ed adesso è troppo tardi.

Comunque la si aggiustasse sarebbe una situazione ad orologeria.

Sbaglio?

 

59 Responses

  1. Mi di cosa!?
    Il lavoro si fonda su due variabili principali: cosa vai a fare e quanto guadagni. A parità di incarico vai dove guadagni di più e viceversa.

  2. Il bgt HR sarà a target e nel frattempo magari quelli bravi vanno via (sperando sempre che vadano via i peggiori)

  3. Sbagli e alla grande. Per ottenere un aumento il 95% delle volte si è costretti a cambiare lavoro. Non c’è meritocrazia. Spiegami perchè una ditta, allora, non ti offre di sua sponte un’aumento nel momento in cui vede un aumento di produttività o altri fattori ma bisogna sempre andare là con il coltello spianato?

  4. La penso allo stesso modo, correre ai ripari rilanciando solo nel momento in cui si sta per perdere un dipendente meritevole, è una presa in giro immensa.

  5. Vabbè vabbè. È normale schierarsi.
    Ma, in un ambito di gestione della situazione, sia che ci si trovi su una sponda o sull’altra, sappiamo che le situazioni al contorno presentano più di 50 sfumature di arcobaleno. Per questo le scelte richiedono tempi e riflessioni. Le parti sono sempre libere e hanno ruoli propri che viaggiano insieme sino a che è possibile.

  6. Quando si danno le dimissioni significa che un ciclo è finito. Non è detto che sia così quando si ricevono le dimissioni.

  7. Parto da una tautologia: L azienda che aspetta le dimissioni per proporre aumenti o salti di carriera è un azienda marcia.

  8. L’argomento mi trova pienamente d’accordo. Il valore alla persone si da qua do viene chiesto, non quando sono pronto ad andare via. La motivazione è anche questo.

  9. Concordo pienamente….. è come un rapporto di coppia se la fiducia viene meno il rapporto è impossibile da riconciliare.
    Cito un detto di un mio carissimo amico che dice: “se il sesso e fuori dal letto l’amore e fuori dalla finestra !”
    Credo che valga anche in ambito lavorativo !!!!

  10. Corretto. Personalmente penso che se arrivi a tanto lo fai perché provieni da un percorso di scelta lungo e ragionato. Il rilancio a volte è offensivo oltre a essere tardivo. Meglio prendere strade diverse per non rimanere imbrigliati nelle scelte altrui per il futuro..

  11. Concordo, specialmente quando, dopo 10 anni, guarda caso l’azienda in questione “miracolosamente” ha deciso di puntare proprio su di te… ipocrisia pura… è il segnale che la cosa giusta da fare è proprio andarsene…

  12. Non sempre si lascia per fiducia tradita o torti subiti. Più semplicemente l’azienda potrebbe non riuscire a darci ciò che possono darci altrove.
    Poi sui motivi di potrebbe aprire un sipario pressoché infinito e pieno di aspetti soggettivi.

    Concordo pienamente sul fatto che un rilancio non fa bene a nessuna delle due parti.
    Come direbbe qualcuno che conosco, sarebbe come legare il cane con la salsiccia… con conseguenze bene immaginabili.

    Sulla questione salariale, credo che un conto sia trovare un professionista che riesco a trattenere soltanto perché “al soldo”, tutt’altra cosa è avere un professionista che trattengo perché motivato, e che in cambio dà quella cosa che è merce rara… passione nel lavoro in formula “all inclusive”

  13. Concordo pienamente, non ci sono le condizioni per andare avanti. Meglio iniziare in un’altra azienda con prospettive nuove e nuove motivazioni.

  14. Sono assolutamente d’accordo: anche nei rapporti professionali, come in quelli personali, le cose durano e danno soddisfazione e risultati positivi solo se si costruisce con impegno e crescita di entrambe le parti.
    Purtroppo troppo spesso, come dici, il datore gioca al risparmio durante tutta la collaborazione e tenta il “rilancio” solo quando è troppo tardi.
    Un datore o responsabile intelligente a mio avviso sceglie di riconoscere al proprio dipendente o sottoposto responsabilità crescenti ma anche soddisfazioni (anche in termini monetari) per fidelizzarlo e di contro assicurarsi il suo miglior impegno.

  15. A me è capitato più volte di lavorare in aziende dove tutto sommato stavo bene e desideravo restare. In queste aziende l’unico modo per riuscire ad alzare il proprio lordo annuo dopo anni di esperienza era metter su tutta la pantomima del colloquio con un altra azienda,lettera di assunzione della seconda azienda e relativa controfferta della prima( il tutto senza dimissioni però).I miei responsabili del personale mi spiegavano che anche per loro era un modo di giustificare agli amministratori delegati il valore “di mercato” di una data risorsa.

  16. Concordo pienamente
    Se si arriva al punto di dare le dimissioni è perchè è finita
    Accettare rilanci è sbagliato perchè il morivo che porta alla disaffezione non scompare per 4 euro in più

  17. Penso che la lettera di dimissioni di un dipendente valido, capace, professionale, sia l’atto finale di un insuccesso aziendale, di un ‘ indifferenza sul valore aggiunto che ogni singolo dipendente può esprimere. Purtroppo, più sono grandi le aziende, più i rapporti interpersonali vengono a mancare, a scapito della crescita culturale e professionale di tutti i componenti dell’ azienda stessa. Che ovviamente ha diversi obiettivi.

  18. È esattamente quello che ho fatto qualche mese fa. Quando ho presentato le dimissioni hanno provato a trattenermi con diverse offerte… tutte rifiutate

  19. Anche se la motivazione di una ricerca di un nuovo posto di lavoro fosse uno stipendio migliore, accettare un rilancio della tua attuale azienda ti metterebbe nelle condizioni di “dovere” massima subordinazione perché quello ricevuto è oltre il max che riusciresti ad ottenere fuori. Quanto vale quindi la tua libertà di dire no? Questa è la domanda da farsi… A mio avviso non ha prezzo.

  20. Intanto promozione e un paio di centane in piu al mese. Poi fra 6 mesi me ne vado con la nuova qualifica e cerco posizioni senior.
    Se l’azienda lesina sulla promozione e stringe le chiappe quando vede le dimissioni, perchè non prendere?
    È un azienda che non vale nulla e che mi ha sottovalutato all’inizio, che cacci il grano 🤷🏻‍♂️

    E in ogni caso raga, quando lasci il vecchio per i nuovi, sai cosa lasci non sai cosa trovi; in italia soprattutto.

    Occhio a licenziarsi a caso che poi è una roulette russa

  21. Sinceramente penso che nell’ era 2.0 le società molto raramente rilancino. Un tempo si…oggi decisamente nonne ho alcun riscontro

  22. Non lo so. Sicuramente qualcosa viene a mancare… poi dipende dal tipo di società e dal modo in cui ne fai parte. Alle volte può essere davvero solo una questione di soldi.

  23. Non sono del tutto d’accordo.
    Spesso in una relazione è necessaria una scossa per ritrovare la passione perduta…

  24. Buonasera, salvo alcune imprecisioni – ovvero che tecnicamente si parla di dimissioni, non di licenziamento, e che, peraltro, ad oggi il datore non si vede più nemmeno recapitare la lettera di dimissioni, bensì comunicazione su PEC aziendale tramite procedura di dimissioni online (quindi riceve dimissioni quando queste sono già state rassegnate, salvo revoca entro 7gg) – condivido in toto il suo pensiero.

  25. Credo che tipicamente i più meritevoli siano spesso quelli maggiormente sottopagati. Sono quelli che professionalmente risolvono sempre ogni problema, anche quello dei colleghi pur avendo la scrivania già piena di problemi che non saranno mai risolti da altri. In un mercato del lavoro così difficile, soprattutto se si lavora al sud, diventa complesso rivendere le proprie competenze, spesso elevate e per le quali i budget aziendali sono sempre esigui. In Italia abbondano le PMI a conduzione familiare che possono estemporaneamente anche svenarsi per collaboratori esterni (di chiara fama ma di scarso valore aggiunto effettivo), ma mai potrebbero pensare di assumere a tempo indeterminato un manager realmente competente con costo maggiore anche di soli 10k. Poi magari arrivano le dimissioni solo perché il riconoscimento atteso non era solo economico, ma forse soprattutto professionale e umano. E allora sono d’accordo: è finita la fiducia e si può accettare l’idea di andare via anche guadagnando meno e non ci sono rilanci e controproposte che reggono.

  26. Sono d’accordo… le aziende si accorgono di perdere i loro migliori collaboratori quando é troppo tardi

  27. D’accordissimo! Se si decide di lasciare l’azienda bisogna andarsene e basta….altrimenti è sempre una “minestra riscaldata “.

  28. Condivido totalmente! Se l’azienda è attenta alla serenità delle risorse deve concretamente dimostrarlo durante il periodo di collaborazione ed evitare che le promesse disattese e le false aspettative spingano il lavoratore a cercare altrove la propria gratificazione. Non serve rilanciare per non perdere una risorsa e chi accetta il rilancio non è una risorsa su cui puntare perché avrà “ricattato ” l’azienda compromettendo il rapporto di stima e fiducia… Se non si condividono le strategie aziendali, qualunque possano essere, bisogna avere la forza di collocarsi altrove accogliendo nuove sfide professionali! Chi ha fiducia in se stesso, ha professionalità da spendere e voglia di mettersi in gioco non deve permettere a nessuno di soffocare le proprie ambizioni e quindi bisogna cambiare per crescere!

  29. Un cambio lavoro è paragonabile all’interruzione/modifica sostanziale di una relazione interpersonale. Se hai cercato altrove, o hai risposto a contatti esterni significa che qualcosa non stava funzionando nel rapporto di lavoro. Avevi già provato a risolvere e non ha funzionato? Se Si, il rilancio a fronte di dimissioni è ipocrita da parte dell’azienda. Se invece non hai mai provato a cercare in dialogo e metti l’azienda di fronte al fatto compiuto, il loro rilancio potrebbe essere una tardiva ma sincera dimostrazione di interesse nelle tue capacità. In quel caso, è il lavoratore che potrebbe essere più o meno ipocrita nell’accettare a seconda del motivo per cui non ha cercato inizialmente una mediazione. Di base, come per una relazione, sono molti i fattori che influenzano il mio stare bene e il dialogo è fondamentale. Se decido attivamente di cambiare Lavoro, quando lo trovo, cambio. Non ho mai accettato compromessi riparatori.

  30. Concordo in linea di massima ma dipende dalla personale interpretazione dei parametri che ti gratificano come professionista. C’è chi mette i soldi al primo posto a prescindere ed è quindi disposto a fare un lavoro meno stimolante pur di guadagnare di più e chi invece valuta il contesto nel quale opera a 360 gradi, in termini di crescita professionale, esperienze acquisite, stimoli, incentivi, meritocrazia, grado di innovazione, clima interno, etica ecc. Forse sono un’inguaribile romantica? Può essere…

  31. Non sbaglia Dott. Rosa
    Il fatto è che la gente da una parte ha una paura atavica di cambiare.
    Il cambiamento comporta non solo il rimettersi in gioco ma anche valutare concretamente un drastico cambio delle proprie abitudini e soprattutto un confrontro in qualcosa in cui non si è sicuri di eccellere.
    In aggiunta il confronto che non avviene mai ad armi pari, oggi avviene con regole non scritte ed soprattutto con selezionatori che grosso modo si dividono in due categorie:
    I professionisti
    Gli sciacalli.
    La prima categoria a sua volta suddivisa in:
    Professionisti preparati e motivati
    Professionisti preparati ma disillusi ed adattati ad un mercato starato inefficace ed inefficente.
    Fateci caso, i vari top managers non hanno questo tipo di problema.
    Loro si “riciclano”, canbiano, trovano, hanno l’imbarazzo della scelta…
    A me hanno insegnato che il pesce inizia a puzzare sempre dalla testa, dal top, da dove vengono prese le decisioni…ma chi si deve sbattere per cercare o peggio accettare condizioni sono le “gambe” o meglio le pinne…ma un pesce senza pinne… È un pesce morto…

  32. È quasi sempre un gesto antipatico, però bisogna valutare il contesto.
    Se non guadagni quello che pensi di valere e la tua società non vuole saperne, fare una controproposta post dimissioni fa ridere.
    Se invece sei in una situazione pacifica e ti arriva un’offerta esterna economicamente (o lavorativamente) più importante, è comprensibile che il tuo datore di lavoro provi a trattenerti.

  33. Credo che vada considerato caso per caso. Ho vissuto situazioni analoghe e, quando è stato necessario, ho trattenuto persone sulle quali avevo investito in termini di formazione e di prospettiva che,in quel momento della loro vita lavorativa, avevano trovato aziende rapaci pronte ad approfittarne. A distanza ho ricevuto solo ringraziamenti. Naturalmente ci sono anche stati casi in cui non ho fatto alcuna controproposta e ho accettato di buon grado la dipartita. Visto dalla parte opposta, credo che ricevere una controfferta interessante, sia molto più appagante che non riceverla. E non vale dire che in una azienda che si rispetti occorre prevenire, non sempre si può la perfezione non esiste e il mercato si.

  34. Dipende dalle motivazioni che hanno portato la persona a dimettersi…oltre alla perdita di fiducia. Lavoratore e azienda non sono entita’ paragonabili e il concetto di fiducia sulla seconda entita’ e’ a mio avviso un concetto un po’ astratto.

  35. Sono solo parzialmente d accordo.

    Questa è la visione del head hunter, che predilige il cambiamento del posto di lavoro dei candidati.

    È invece naturale che l azienda rilanci nel momento delle dimissioni di un valido lavoratore, magari cresciuto dallo stage, formato e premiato economicamente più volte nel corso degli anni, con un percorso di carriera disegnato.

    È anacronistico ignorare che esistono una serie di elementi che spingono il lavoratore ad accettare la controproposta, quali:
    – le condizioni ambientali (il team di colleghi è buono, la sede è comoda da raggiungere, etc..)
    -la stima o meno dei propri responsabili
    – il percorso professionale che sto vivendo in azienda (ho terminato il mio lifecycle aziendale, oppure sono a metà del cammino di crescita?)

  36. Buongiorno Massimo, concordo con lei. Quando si decide di scrivere e presentare una lettera di dimissioni è perché qualcosa in quello che abbiamo non è più come prima. Anche a me, come ad altri, è successo di voler cambiare e presentare la lettera. Seppur abbia ricevuto proposte per restare, non sono riuscita ad accetrarle perché non ero più felice in quell’ambiente. Non tutte le nuove avventure sono state positive, ma ogniuna di queste ha portato degli insegnamenti e mi ha permesso, oggi, di essere dall’altro lato della scrivania e nel mio piccolo fare qualcosa di meglio in termini di opportunita, riconoscimenti e ambiente!
    Grazie mille per aver suggerito questa riflessione.

  37. È esattamente così.
    E tra un mese comincio una vita nuova in nuova azienda, dove troverò nuove sfide e avrò la possibilità di mettermi in gioco.
    Consiglia Consiglia il commento di Alessandro Brusò Rispondi

  38. Correttissimo.
    Quando un dipendente decide di cambiare aria non vedo i motivi per cui l’azienda cerchi – in quel momento, non prima – di trattenerlo, e lui debba rimanere a fronte di extra benefit non proposti in passato.
    E, tempo massimo due anni, si torna daccapo: insoddisfazione del lavoratore, e incapacità dell’azienda di motivarlo adeguatamente.

  39. Perfettamente d’accordo! Anzi, aggiungo anche che rilanciare per trattnere un dipendente sarebbe anche scorretto nei confronto di tutti gli altri. Passa il messaggio che per ottenere aumenti o crescite professionali il percorso da fare sia quello.
    In definitiva una pratica stupida e miope, che in realtà sarebbe il riflesso di una cattiva gestione del dipendente fintantoché esso è in forza e ancora non ha presentato la lettera di dimissioni.

  40. Io in passato l’ho fatto! Mi sono dimesso ed ho ricevuto una proposta di incremento consistente dello stipendio (parliamo di circa il 40% più incentivazioni varie) con conseguente incremento di carriera.
    In quel momento mi è sembrato un vero insulto ed ho salutato cortesemente.
    Oggi lo rifarei? Non so!

  41. Assolutamente d’accordo.
    E questo da entrambi i lati del tavolo.
    Se fossi l’HR Manager dell’azienda, sospetterei di un dipendente che accettasse una mia controfferta..

  42. Pensare al denaro come unico fattore di autorealizzazione è un errore grave, poteva andare bene nel mercato del lavoro degli anni 60 del secolo scorso. È comunque una valutazione errata da ambedue le parti ancora oggi.

  43. Forse la mia esperienza è stata particolarmente sfortunata, ma i motivi per cui ho cambiato ogni volta azienda, non erano recuperabili con una contro offerta. Una contro offerta può’ riparare mancanze materiali, soldi e posizione, ma non aspetti a mio parere molto più’ importanti, strategie aziendali non condivise, ambiente e condizioni di lavoro non soddisfacenti, eccesso di burocrazia interna, mancanza di visione del futuro, etc etc

  44. Concordo, purtroppo alcune aziende spesso giocano la carta del rilancio,ma oramai qualcosa si è rotto ,sembra quasi una presa in giro,viene spesso detto nessuno e’ indispensabile, ma poi il conto arriva

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