RENDETECI ORGOGLIOSI DI LAVORARE PER VOI

Motivazione del personale, spirito di appartenenza e altre storie.

gianni agnelli

Il mio primo lavoro me lo diede la FIAT (oggi FCA) e sottolineo “diede” perché lo sentii come una concessione, ero stato fortunato, anzi un prescelto, quasi mi avesse convocato l’avvocato Gianni in persona.

Essere un dipendente FIAT mi rendeva orgoglioso e percepivo forte il senso di appartenenza a quella tribù/famiglia che mi pareva prendersi cura di me.

Era un sentimento sano e naturale, lo stesso che provavano probabilmente i dipendenti degli Istituti bancari o delle più note multinazionali.

Avevamo la scuola Allievi FIAT, welfare, progetti e addirittura le case vacanze. Ci sentivamo giocatori di serie A.

Oggi spesso l’astio ha sostituito la gioia di lavorare in qualunque azienda, i rapporti sono ridotti al “Ti pago e ti motivo il minimo sindacale – tu mi produci e mi rendi il minimo sindacale”.

Tornate a rendere orgogliosi i vostri dipendenti di lavorare per voi, è il miglior investimento che possiate fare per la vostra azienda!

 

Il video di questo post:

21 Responses

  1. Bellissimo spunto! Tutte le aziende dovrebbero mettere i dipendenti al centro dei propri progetti, ma il principio di meritocrazia dovrebbe essere la guida per tutti. I dipendenti non sono numeri ma devono portare valore aggiunto, quindi ritengo corretto che ognuno venga ricompensato in maniera diversa senza che questo provochi gelosie, ma stimoli tutti a migliorarsi continuamente! È un circolo: io sono bravo, tu mi fai stare bene? Io farò di tutto per essere sempre più bravo!

  2. parole da condividere e da tenere a mente ogni giorno. Costruire senso di appartenenza, team, collaborazione.

  3. Difficile come il top management di molte azie de fatica a comprendere l’importanza delle risorse umane all’interno di un processo aziendale. Collaboratori incoraggiati a migliorarsi e retribuiti adeguatamente, sono un assett inestimabile per le aziende. Purtroppo l’ossessione del risultato di breve periodo e la paura di perdere il controllo…rende gli ambienti di lavoro luoghi dove il minimo sindacale è lo standard…ecco perché le aziende italiane non crescono come potrebbero.

  4. Bellissimo spunto di riflessione,
    Il modello Olivetti era ancor di più eccellente ma hai me oggi la vedo dura applicare questi modelli.

    Il denaro come transazione per una prestazione lavorativa non è tutto e a volte ti viene voglia di pensare solo a quello.

  5. Ciao Massimo,
    ho letto il tuo post con piacere, provando anche una sorta di “rincuoramento”.
    Poi però ho iniziato a sorridere (anche se un po’ amaramente) perché mi sono venute in mente certe “realtà imprenditoriali” (e/o sedicenti tali) “fantatiche” (nel senso che loro si ritengono reali ma in realtà non rispondono rispondono più a categorie della fantasia personale piuttosto che a quelle della vera azienda) che puntano tantissimo sul far sentire chi lavora per loro un “eletto” tanto che anche la parte di retribuzione può risultare, una concessione.
    Quasi che – ed è questo il messaggio divententissimo (se lo guardi da fuori) che viene dato negli annunci di proposte di lavoro – il “donatore di lavoro” dovrebbe essere grato di lavorare per loro e di poter così attingere alla coppa della loro conoscenza.
    Insomma parliamo di “aziende fantastiche” che ti rendono orgogliosissimo (o “orgoglionissimo”?) di lavorare per loro e quasi dovrebbero chiederti soldi per quello che ti insegnano.
    Ovviamente tu non ne fai accenno perché non le reputi neppure degne di nota.

  6. le sue sensazioni ed i suoi ricordi non glieli leverà nessuno, sono parte della sua felice esperienza in una azienda che è stata la casa anche di molte persone che conosco, soprattutto torinesi e piemontesi, anche se non solo. le condizioni che lei descrive però sono frutto di un modello aziendale che non solo non è più applicabile ma che credo non sia mai stato sostenibile, nemmeno nel periodo storico da lei descritto.

  7. Bel post Massimo!
    Tra le varie proposte ne aggiungerei due. 1) reintrodurre Educazione Civica nelle scuole e ripartire dalla sana abitudine di insegnare il rispetto per gli altri e per se stessi. Si sente spesso dire se non studi finirai col fare lo spazzino come se l’utilità del suo lavoro fosse minore di quella di un ingegnere, di un avvocato o di un venditore. Rispettando e sostenendo il lavoro di tutti se ne sostiene anche la crescita e se ne valorizza il contenuto e ciò vale per un marciapiede pieno di foglie tanto quanto per una casa ben costruita. In tal modo tutti si sentiranno parte di un sistema utile sia per se stessi che per gli altri. 2) Sostenere il lavoro di una persona, perché siamo prima persone che lavoratori, vuol dire anche coinvolgerlo umanamente, professionalmente ed economicamente nel raggiungimento di un obiettivo.

  8. I tempi cambiano, le possibilità di concedere di una volta oggi sono un dolce ricordo, non c’è dubbio… ma nel passato ci sono persone e insegnamenti sicuramente grandi: chi è felice dove sta lo è perché trova gratificante l’ambiente di lavoro ed è la gestione del team ciò che fa la differenza. Se solo le aziende e i manager ripartissero da questo fondamentale uscire dalla crisi sarebbe più facile/ sperabile. Recuperiamo i valori prima di tutto e riproponiamoli. Sei sottopagato per dare il doppio non funzionerà mai, troviamo altri metodi e altri slogan…

  9. In passato le cose funzionavano così. Come non ritrovarsi in questa descrizione di sensazioni? Il mondo purtroppo è cambiato, sono cambiati i mercati, le condizioni e le possibilità.

  10. Sacre parole Massimo. Ciò che percepisco nel mondo del lavoro è l assoluta ricerca del profitto, a tutti i costi; le persone sono oggetti. Un brutto momento per l umanità. Il futuro dovrà solo essere migliore.

  11. Noi giovani siamo viziati e incontentabili…
    Le vecchie generazioni credevano nei valori ed erano felici per molto meno…

  12. Condivido… ho provato un orgoglio ed un forte senso di appartenenza per le aziende per le quali ho lavorato. Complimenti ai suoi post che offrono sempre interessanti spunti di riflessione.

  13. Una volta , ma non cento anni fa, anche 30 anni fa, le azienda avevano una strategia ed una visione di medio e di lungo periodo in cui rientrava anche la gestione del personale il suo sviluppo la loro crescita professionale.. Tutto ciò è scomparso in una logica di brevissimo termine (con minime eccezioni di long cycle business) dove le persone e le loro competenze sono diventate una commodity.

  14. Il Principe, avrebbe insegnato . Pochi giorni fa un eccellente documentario ha spiegato dinastia e Mediobanca. La finanziarizzazione dell’economia tangible ha modificato le visioni. Unico…….irripetibile Avvocato!

  15. Basta ascoltare percepire il cuore, l’animo e nasce spontaneo il desiderio di appartenenza e la riconoscenza reciproca…. Nella speranza che tanti valori sopiti tornino di moda

  16. Condivido in pieno Massimo Rosa, oggi molti lavorano solo per la retribuzione mensile, che invece dovrebbe essere un fattore di meritocrazia non c’è più passione, amore per il lavoro.Aspetti fondamentali per il successo.

  17. Serve etica aziendale. Ad ottobre inizierò una serie di video per spiegare il beneficio per l’azienda ad avere un atteggiamento etico sia verso i clienti che i dipendenti. Era il tema della mia tesi e del mio master in economia e sviluppo aziendale

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