LE FRATTURE CHE CI RENDONO “UNICI”

Kintsugi e Risorse Umane

 

Proprio come avviene nella Ricerca del Personale di alto livello dove esiste “un solo candidato” che per caratteristiche e competenze viene ritenuto idoneo a ricoprire quel determinato incarico, anche nella vita siamo esseri unici.

Non penso all’unicità di un aspetto esteriore ma alle cicatrici che ci segnano l’anima.

Rughe interiori provocate non dal tempo ma da brusche interruzioni della linearità dei nostri giorni e che, al contrario dei successi, spesso non raccontiamo a nessuno.

Nascondiamo queste crepe con la paura che ci possano far percepire come fragili ed imperfetti.

Ma come insegna il Kintsugi la verità è che “un vaso rotto non sarà più come prima” ma se anziché gettarlo lo si ripara evidenziandone le fratture, potrà addirittura diventare più bello di prima.

Non è un caso che gli americani valutano molto positivamente l’esperienza di un fallimento riportata nel curriculum professionale di un candidato ritenendola piena di ottimi insegnamenti mentre gli europei lo cestinano a priori.

Abbracciare il danno senza vergognarsi delle ferite è una delicata lezione che potremmo prendere in prestito dall’antica arte giapponese, al netto di tanti altri complicati insegnamenti del management moderno.

Tu hai paura delle tue fratture?

8 Responses

  1. La mia storia è quella di un ragazzo che a 30 anni (4 anni fa( lascia un posto di lavoro fisso e decide di aprire una società con lo scopo di creare reti d’impresa, pensando che con la crisi le aziende avrebbero iniziato a fare rete e condividere, dando fiducia ad alcuni progetti e persone. Pieno di entusiasmo mi sono lanciato delegando alcune attività, creando una rete di partner e mettendo in piedi anche un progetto di artigianato e design. Ho scoperto di essere un buon formatore e di avere la capacità di far comunicare mondi diversi, apprendendo poi competenze trasversali dai miei partner e non solo. Ma le cose non sono andate bene perché ho commesso degli errori, ho sbagliato la scelta di alcuni partner nei progetti, progetti che mi venivano presentati molto interessanti non avevano le basi, Al lancio del mio progetto di artigianato e design poi persone che mi avrebbe supportato sono sparite, per i loro impegni. Da li è iniziato un periodo buio culminato con un grosso infortunio alla spalla, che mi sono dovuto operare e che mi ha lasciato fuori dal campo di gioco per 6 mesi, non potendo poi neanche lavorare per la riabilitazione. Avevo perso un’amore e amici e questa volta pensavo che avrei dovuto passare gran parte della mia vita a sistema errori e problemi di finanze che avevo commesso in quei due anni. Sono ripartito dal sistemare la mia spalla e grazie alla carica dei miei due nipotini, quasi ogni giorno per casa e che poi son diventati tre, il supporto di una nuova compagnia di amici e di un business coach che ha iniziato a seguirmi, come un allenatore dicendomi cose che sapevo ma che in certi momenti da solo non sei in grado di fare. E’ arrivato un lavoro che mi ha permesso di conoscere le basi dell’area di magazzino e produzione di un’azienda produttiva (cosa che mi mancava)…Ho iniziato a parlare nelle scuole di come sta andando il mondo ora con alcuni strumenti da utilizzare e trasferendo entusiasmo, a mia sorpresa. Sono tornato a livello sportivo meglio di prima. Come detto ho raggiunto il mio equilibrio, ho cambiato lavoro e trovato quello che mi piace fare e soprattutto che mi permette di sviluppare anche nuovi progetti, collaborazioni e di condividere le mie competenze ed esperienze passate. Questa è una mia storia e qui sotto ti posto due link che ne raccontano una sportiva

  2. Buongiorno Massimo e tutti quelli che lo seguono, vi racconto la mia frattura che penso sia nella parte più critica in questi giorni…Sono arrivata dall’Uruguay nel Settembre 2002 con la mia famiglia, due figlie piccole, tre valigie, pochi soldi, i miei studi e la mia conoscenza ed esperienza e tanta voglia di migliorare la qualità di vita. A dici giorni stavo già lavorando per una ditta di pulizie, era importante incominciare a guadagnare e imparare bene la lingua subito. Dopo sette mesi avevo fatto un colloquio in un azienda che faceva Consulenza Aziendale in Sistemi di Gestione, mi offrivano la metà di quello che guadagnavo pulendo, ma non importava…l’importante era non lasciare passare l’opportunità di rientrare nel mio mondo, dovevo pensare al mio futuro professionale avendo una laurea in Economia Aziendale, specializzazione in norme internazionali e tanta altra formazione attinente, quindici anni di esperienza lavorativa mi lo dovevo.
    Sintetizzo ho lavorato con un contratto di Co.co. co per quattro anni e come miglioria passata a dipendente, dove ho fatto ancora altri quattro anni inquadrata come impiegata di IV livello quando svolgevo lavori di II livello (Consulenze direttamente dal cliente, contabilità interna, gestione di corso di formazione, ecc) sempre in autonomia. Avevo il riconoscimento delle aziende dove andavo, ma pretendevo anche quello economico, dopo otto anni stavo guadagnando come quando pulivo. Ho rinunciato e sono andata a lavorare in una bellissima azienda che da anni mio offrivano lavoro … e qui è incominciato l’incubo.
    Mio ex-datore di lavoro mi ha fatto causa, ho vinto io. Si è presentato in appello, ha vinto lui…(mutuo per €70.000 da pagare per i prossimi 20 anni) mi sono presentata in Cassazione per avere GIUSTIZIA e ieri mi è arrivata una mail dell’Avvocato che il giorno 5.6.18 il Consigliere Relatore ha proposto dichiararsi l’improcedibilità del ricorso!!! Quindi ancora ho il rischio di continuare a dover pagare per aver PRETESO di NON ESSERE PIÙ SFRUTTATA!!! Un dipendente qualificato ma sfruttato non può cambiare mai più lavoro???Grazie di aver letto e mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Buona giornata a tutti.

  3. Le fratture/insuccessi vanno portate con noi come tesori. Sono i momenti di stop che ci aiutano a crescere, rimediare e a volte anche capire che la nostra bussola di vita merita di essere ricalibrata. Al pari dei successi rappresentano momenti di vita vissuta importanti. Poi chiaro, non devono superare i successi altrimenti abbiamo sbagliato più di qualcosa… Alla prossima!

  4. Sono consapevole dei miei limiti e pertanto non ho paura di affrontare un qualsiasi cambiamento lavorativo.

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