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| Il Flop della Borsa del Lavoro vista da PENSIERIMADYUR |
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Sapete che in Italia esiste la Borsa nazionale del Lavoro? Un sistema informatico che dovrebbe mettere in relazione chi cerca lavoro con le imprese che lo offrono. Un organismo fondamentale dal vecchio governo Berlusconi , che lo inserì nell’articolo 2 della legge Biagi. Peccato che il sistema non abbia mai funzionato decentemente.
I costi per farlo partire sono stati esorbitanti : per il portale nazionale sono stati spesi 3,6 milioni di euro, per quelli regionali circa una quarantina , tra soldi statale ed europei. Denaro speso male, dato che i disoccupati che entrano nel sito (www.borsalavoro.it) , voluto da Maroni ( ex ministro Welfare) , restano con l’amaro in bocca. Il sito non è aggiornato, rimasto fermo al 17 dicembre 2007, quando a fronte di 4mila annunci delle aziende , di cui il 75% localizzati in Lombardia , c’erano 180 mila candidati.
I numeri sono vecchi , ma il rapporto offerta e risposta è deprimente: in Toscana venivano messi in palio 3 contratti , in Basilicata due e in Sardegna uno. Oggi la bacheca nazionale non c’è più e si entrano solo da quelle regionali. L’Abruzzo fornisce un tirocinio full time , Basilicata nada ( anche se la regione plaudiva per il network). In Calabria si è tenuto addirittura un seminario sul tema, ed elencava i successi della Borsa : 68 punti d’iscrizione aperti sul territorio con l’assistenza della società del Ministero Italia Lavoro , partecipazione di tre Università e tre scuole. C’è solo la Euroidee srl che offre posti di lavoro ( 12) a Corigliano Calabro.
Il portale della Sicilia offre 5 posti con contratti da lavoratore autonomo, quello della Sardegna , quando ci ho provato, non si apriva. In quella del Molise non ci sono annunci. La Campania offre un lavoro come colf o governante.
Il Ministero del Lavoro non nasconde le ombre “Diciamo che la Borsa non è decollata , ci si scontra con resistenze culturali , in Italia si cerca lavoro ancora in modo tradizionale” dice il Segretario generale Verbano. Gli amici o il passaparola. “Il fallimento della Borsa è anche colpa dei centri per l’impiego che non hanno inviato i dati. Ora si chiederà aiuto alle agenzie interinali. Entro sei mesi Sacconi vuole vedere i risultati”.
Il portale della Lombardia ed Emila Romagna funzionano a dovere , idem per Liguria e Piemonte. La borsa laziale è vuota , mentre quella delle Puglia ha solo un annuncio. Le Marche è in continuo aggiornamento. Persino il Friuli non conforta i disoccupati.
Il disastro dell’iniziativa non lancia offerte migliori in altri siti. Gli sprechi e le inefficienze dei centri pubblici per l’impiego sono ancora più gravi. I Cpi sparsi nel territorio sono tanti, quasi 536 , e danno lavoro a 12000 amministrativi. “In media i dipendenti guadagnano 35 mila euro l’anno “ spiega Verbano. In tutto 420 milioni solo per la spesa del personale. Il conto finale arriva ad un miliardo di euro.
Quanto lavoro trova mediante il Cpi? Secondo il rapporto Isfol pubblicato nel 2008 , i centri fungono da canale d’ingresso nel mercato del lavoro solo per il 3,2 % dei nuovi assunti. Persino i concorsi pubblici funzionano meglio dei Cpi , usati, ormai, solo da persone in seria difficoltà .
“I centri dovrebbero fornire un servizio avanzato ma, ahimè, non è così” conclude Verbano “Le province hanno personale e risorse , ma lavoro non ne trovano. Funziona meglio la parte amministrativa di loro competenza , quella che riguarda le comunicazioni obbligatorie , che tutti i lavoratori devono trasmettere in caso di assunzione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti”.
Gilli della Isfol afferma “Il sistema dei Cpi è autoreferenziale , chiuso in se stesso : pochissimi sono i contatti con le imprese , con chi fa formazione , con le agenzie private , persino con le istruzioni. Al Sud la situazione è imbarazzante”. Le aziende non si fidano e i cercano disoccupati altrove.
Tra sei anni il sistema Cpi , ora finanziato anche dalla Ue, peserà solamente da fondi nazionali. A Livello nazionale solo un centro su 4 fa tutto quello che dovrebbe , la grande maggioranza non rispetta le normative. A volte, dicono dalla Isfol, sono inadempienze gravi , in altre sono solo inezie, spesso si finisce nel paradosso. A Pescara , una sessantina di dipendenti stanno cercando lavoro soprattutto a loro stessi : sono precari storici a cui sta per scadere il contratto. |
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| 25/05/2009 |
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